La Barbera è stata considerata per gran parte del Novecento l’uva più democratica del Piemonte. Si coltivava ovunque, produceva generosamente, e finiva in quantità enormi di vino consumato sulla tavola degli italiani senza particolari riflessioni e senza alcuna lamentela. Era il Nebbiolo ad attirare l’attenzione degli appassionati e di conseguenza anche gli investimenti.
A partire dagli anni Novanta, un gruppo di produttori in un angolo preciso del Monferrato ha però cominciato a lavorare i vigneti in modo più rigoroso, abbassato le rese, e affinando il vino per periodi più lunghi, riuscendo anche nell’intento di vendere il vino ad un prezzo più remunerativo. Quell’angolo è la zona collinare attorno a Nizza Monferrato, e la denominazione che nel 2014 ha formalizzato quel lavoro è la Nizza DOCG.
Il territorio: sabbie e fondali antichi
La Nizza DOCG comprende 18 comuni in provincia di Asti, una zona ristretta tra Nizza Monferrato e Canelli, all’interno delle colline Langhe-Roero e Monferrato riconosciute dall’UNESCO. I suoli sono antichi depositi di un fondale marino del Pliocene (sabbie, marne sabbiose e arenarie) conosciuti localmente come sabbie astiane; drenano bene e si scaldano rapidamente in primavera. Il sottofondo di argilla blu, con marne elveziane, e un’escursione termica marcata conferiscono alla Barbera di quest’area una struttura tannica e un potenziale di invecchiamento superiori a quelli tipici delle denominazioni vicine.
Negli anni Novanta i produttori locali avanzarono la richiesta di riconoscimento come sottozona della Barbera d’Asti. La DOCG per la Barbera d’Asti arrivò nel 2008. Nel 2014 Nizza divenne una denominazione autonoma a tutti gli effetti, con un disciplinare che rispecchiava quanto i migliori produttori della zona già facevano da anni: 100% Barbera, resa massima di 70 quintali per ettaro, affinamento minimo di 18 mesi, di cui almeno 6 in legno. La Riserva richiede 30 mesi, con almeno 12 in legno.
Michele Chiarlo
Michele Chiarlo fondò la sua cantina a Calamandrana nel 1956, partendo da Barbera e Moscato e ampliandosi al Barolo due anni dopo. In un’epoca in cui la maggior parte dei produttori vendeva il vino sfuso, lui affinava già in legno e in bottiglia per periodi prolungati prima della commercializzazione. Gli viene inoltre riconosciuto il merito di aver introdotto la fermentazione malolattica nella Barbera d’Asti nel 1974. Questa tecnica converte l’acido malico più pungente in acido lattico più morbido; fino ad allora la Barbera era sempre stata considerata austera nella sua giovinezza, la malolattica ha cambiato radicalmente i tempi con cui può essere apprezzata.
Cerequio fu acquisita nel 1988, Cannubi nel 1989, entrambe tra le vigne nominali più prestigiose di Barolo. Poi nel 1995 arrivò la Tenuta La Court: 20 ettari a Castelnuovo Calcea, nel cuore di quella che sarebbe diventata la Nizza DOCG. Chiarlo e un piccolo gruppo di altri produttori si batterono con determinazione per la creazione della denominazione.
L’azienda oggi si estende su 110 ettari tra Langhe, Monferrato e Gavi, con 12 vini da singolo vigneto in portafoglio. Oltre ai Nizza, la produzione comprende cru di Barolo, Barbaresco, Gavi e Moscato d’Asti.
La Court si trova a 250 metri di quota; le viti furono piantate nel 1976 su quei suoli di sabbie astiane con esposizione da sud a sud-ovest. La tenuta ospita anche l’Art Park La Court, un’installazione a cielo aperto con opere permanenti di artisti, tra cui Ugo Nespolo, Emanuele Luzzati e Chris Bangle: venti ettari di Barbera con scultura contemporanea distribuita tra i filari.
L’identità visiva dei tre vini qui sotto è stata creata da Giancarlo Ferraris, che realizza le etichette per Chiarlo dai primi anni Ottanta; la sua raffigurazione dei cipressi della tenuta, piantati a metà Ottocento e ancora in piedi sulle cime delle due colline, è probabilmente il suo lavoro più conosciuto.
I Tre Vini Nizza


Nizza DOCG – Cipressi – 2023
100% Barbera
Il Cipressi deve il nome ai cipressi in cima alla collina, quelli sull’etichetta. Vinificato in vasche di acciaio a temperatura controllata, con 10-12 giorni di macerazione sulle bucce seguiti dalla conversione malolattica, matura per un minimo di 18 mesi prima dell’uscita, 12 dei quali in grandi botti di rovere.
Rosso rubino intenso con riflessi violacei. Il naso è diretto: ciliegia matura e lampone in primo piano, con una nota di tabacco dolce che compare e scompare. Al palato è pieno, e l’acidità mantiene il frutto in movimento. Il finale è pulito e leggermente sapido. È il vino che dà la lettura più nitida di come sanno i suoli di La Court, prima che il legno e il tempo inizino ad aggiungere complessità.


Nizza DOCG – Montemareto – 2023
100% Barbera
Montemareto è una collina specifica all’interno di La Court, stessi suoli e stessa esposizione del Cipressi ma un’area più ristretta, vinificato e affinato allo stesso modo.
Il Montemareto trattiene qualcosa. Il naso ha una nota di violetta che si pone al di sopra della ciliegia e della prugna, con una sottile speziatura sullo sfondo, e la combinazione dà l’impressione di un vino ancora in cerca della sua forma definitiva. Al palato c’è più peso e il tannino si manifesta morbido e uniforme. Il finale è lungo e si chiude su una nota sapida che invita a versarsi un altro bicchiere piuttosto che cambiare vino.


Nizza DOCG – Riserva La Court – 2021
100% Barbera
La Court viene prodotto solo nelle annate considerate eccezionali e venduto su allocazione. L’annata 2021 è stata fermentata in botti di rovere da 55 ettolitri, poi affinata per 30 mesi: circa 12 in una combinazione di grandi botti e barrique, seguiti da 18 mesi in bottiglia prima dell’uscita.
È un vino rassicurante. Il naso è scuro e denso: cacao, caffè, ciliegia, e una nota di fondo che si colloca da qualche parte tra sottobosco e tabacco. Al palato l’acidità è assorbita, integrata in una struttura di reale profondità. Il tannino si è disteso in qualcosa di continuo. Vino che si trova in un buon momento di forma, ma che si trasformerà in una bottiglia ancora più interessante tra cinque anni.
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