Il primo articolo di questa serie è dedicato all’esplorazione della profonda correlazione tra il vino e il suo fondamento geologico: i suoli vulcanici e metamorfici. Ci concentriamo sulle formazioni di origine magmatica — come granito, ardesia, gneiss/ortogneiss e sabbie porfiriche — per indagare una questione centrale: i vini prodotti da uve coltivate su questi suoli condividono un’impronta comune, indipendentemente dalla varietà o dalla regione? La degustazione sarà di vini provenienti da tre diverse aree geografiche con differenti vitigni per analizzarne i tratti comuni.

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Granito: l’artefice dell’acidità
Il granito è una roccia ignea intrusiva, il che significa che si è formato da magma fuso che si è raffreddato lentamente in profondità all’interno della Terra. Questo lento processo ha permesso la formazione di grandi cristalli, a grana media o grossolana. Col passare del tempo il granito si sgretola e dà origine a diversi tipi di suoli: mica, quarzo, loess e argilla.
Si ritiene che i suoli composti da granito possano contribuire a vini con una struttura verticale, con notevole acidità e freschezza vibrante, spesso definiti minerali. I vini provenienti da questo tipo di suolo presentano tipicamente uno spettro aromatico limitato in gioventù, ma possono evolvere in complessità nel tempo. I suoli granitici possono anche influenzare altre caratteristiche del vino, in particolare il tannino, inducendo una sensazione di magrezza, una secchezza quasi pungente al palato, percepita per lo più al centro della bocca.
I suoli granitici creano condizioni ideali per una viticoltura di qualità, limitando il vigore e la resa delle piante, grazie al loro pH basso (suoli acidi), che offre livelli limitati di nutrienti e un buon drenaggio, caratteristiche utili in situazioni di elevata piovosità.


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Basi metamorfiche: ardesia, gneiss e calore
Le rocce metamorfiche, come l’ardesia e lo gneiss, si formano quando rocce preesistenti (ignee o sedimentarie) vengono trasformate dal calore e dalla pressione.
L’ardesia deriva dalla trasformazione delle scisti. Lo gneiss si distingue per la sua struttura a bande, con strati alternati di minerali come quarzo, feldspato e mica.

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Tufo vulcanico: la fonte della salinità
Materiale estrusivo, il tufo vulcanico è una roccia magmatica formatasi in seguito alla fusione delle rocce nella crosta terrestre, risultato di antiche esplosioni vulcaniche; durante queste eruzioni frammenti di materiale dispersi nell’aria si sono depositati nelle aree circostanti dove col tempo, compattandosi sono diventate vere e proprie rocce.
Questo tufo è caratterizzato da una grana molto fine dovuta alla rapida cristallizzazione; contiene principalmente ceneri e sabbie vulcaniche; è generalmente associato a molti elementi minerali come silice e ferro, oltre a contenere cristalli di quarzo.
Si ritiene che questo tipo di suolo conferisca ai vini un’insolita salinità e una notevole freschezza, spesso descritte come verticali. Alcuni degustatori affermano che si possano percepire aromi di zolfo e pietra focaia.
Case Study 1: l’esuberante freschezza dello gneiss dei Pays Nantais
Durante l’era Precambriana, grazie al deposito di rocce ignee e metamorfiche, si formò il Massiccio Armoricano, un suolo che unisce Bretagna, Normandia e la parte più bassa della Valle della Loira, i Pays Nantais. Nel corso dei millenni, questa catena montuosa ha subito processi di erosione che ne hanno ridotto l’altitudine, il punto più alto raggiunge circa 400 metri, mentre nel Pays Nantais l’altitudine massima si aggira intorno ai 120 metri sul livello del mare.
Il Muscadet o Melon de Bourgogne è la varietà più rappresentativa di questa regione vinicola, è un vitigno a bacca bianca, produttivo, dal germogliamento e dalla maturazione relativamente precoce che si adatta bene alle regioni più fresche.
La denominazione Muscadet Sèvre-et-Maine AOP è la più antica della regione, istituita nel 1936, rappresenta circa il 75% della superficie vitata e del volume di produzione tra tutte le denominazioni Muscadet (circa 6.000 ettari); è un mosaico di suoli, scisti e mica metamorfica, gneiss, granito, sabbia e argilla, che consente di produrre vini dalle molteplici espressioni.
Dal 2011, la denominazione ha istituito alcuni vini da Crus communaux, basati sull’identificazione geologica delle parcelle, che richiedono rese inferiori e periodi di maturazione più lunghi, escludendo di fatto l’uso tipico dell’indicazione sur lie. Sebbene questi vini rappresentino una percentuale molto piccola dell’intera produzione, mostrano il potenziale della regione; vini da Muscadet unici, di alta qualità e con capacità di evoluzione.


Muscadet Sèvre et Maine AOP – Cru La Haye Fouassière – Domaine du Bourgeais – 2019
100% Melon de Bourgogne
Suolo: orthogneiss
Vinificazione/affinamento: sui lieviti fini per 20 mesi in tini ovali, seguiti da 6 mesi in bottiglia.
Nel bicchiere, il vino brilla di un giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso è raffinato: gelsomino e caprifoglio si fondono con mela verde croccante, pera e uva spina, affiancati da scorza di lime. Sottili sentori di biscotto e leggere note riduttive apportano autenticità e profondità. Al palato, è secco e rotondo, la sua consistenza elastica si combina con una freschezza esuberante e una spinta sapida che induce salivazione. Il finale è lungo, preciso e forgiato dal carattere della sua dimora rocciosa; un abbinamento perfetto per il Comté stagionato.
Questa pronunciata freschezza e la distinta salinità si allineano perfettamente con le caratteristiche spesso attribuite al suolo di ortogneiss su cui sono coltivate le uve, dimostrando la verticalità che questa formazione rocciosa imprime ai vini.
Case Study 2: Garnacha su granito friabile
A soli 80 chilometri a ovest di Madrid si trova una catena montuosa che attraversa tre Denominazioni di Origine Protette (DOP) in tre diverse regioni spagnole: Vinos de Madrid, Méntrida in Castilla-La Mancha e Cebreros in Castilla y León. Questa zona montuosa rappresenta una regione vinicola unica, con vigneti su piccola scala sparsi su pendii ripidi, che un giorno potrebbero persino vantare un’unica denominazione.
Vecchie vigne di Garnacha e Albillo Real sono coltivate principalmente su suoli poveri, poco profondi, di origine granitica e scistosa. Il granito è friabile, a basso contenuto di materia organica, e si trasforma in sabbie grossolane abbastanza facilmente; i vini prodotti su questi suoli tendono ad essere sottili, raffinati e diretti. In alcune zone, il granito lascia il posto a un suolo più scistoso, anch’esso friabile, che offre invece vini più immediati, più facili da comprendere e apprezzare.
Esistono diverse varietà di granito nella zona: si dice che quello marrone dia complessità, quello bianco accentui la mineralità e quello rosa esalti la componente fruttata. Alcuni studi hanno persino trovato una correlazione tra la dimensione dei cristalli di quarzo nel granito e la qualità del tannino nel vino: più piccoli sono i cristalli, più fine è il tannino.
La Garnacha (o Grenache) si adatta perfettamente a questo ambiente. È una varietà a bacca nera a maturazione tardiva e ad alta resa che necessita di un clima caldo per maturare completamente. La sua posizione eretta la rende ideale per la potatura ad alberello, è tipicamente mantenuta corta per contenerne il vigore e offre il meglio di sé su suoli asciutti e poveri, proprio come quelli di queste montagne.


Pegasus “Zeta” – Cebreros DOP – Telmo Rodríguez – 2021
100% Garnacha
Suolo: ardesia e granito su uno strato di rocce ignee.
Vinificazione/affinamento: fermentazione spontanea, affinamento per 6 mesi in botti di rovere francese da 500 litri e ulteriori 6 mesi in vasche di acciaio inox.
Questo vino ha una tonalità rubino tenue ma luminosa. Il naso è fragrante e grazioso: violette e rose si aprono in un cesto di frutti rossi (fragola, ciliegia, lampone) con solo un sussurro intrigante di pepe nero e noce. Al palato scivola senza sforzo, setoso e fresco, i suoi tannini moderati sono finemente integrati in un corpo medio che conferisce persistenza senza pesantezza. Il finale è vivo con una delicata speziatura, rendendolo un naturale abbinamento dell’agnello arrosto alle erbe.
Il tannino finemente integrato è un indizio della finezza conferita dal suolo, che si collega direttamente allo studio sulla dimensione dei cristalli di quarzo menzionato prima, dove si dice che i cristalli più piccoli determinino un tannino più fine nel vino.
Case Study 3: il tocco vulcanico del Nebbiolo in Alto Piemonte
Il Supervulcano della Valsesia si formò circa 280 milioni di anni fa, quando le placche europea e africana si scontrarono, dando origine alle Alpi. Dopo milioni di anni di eruzioni, il vulcano crollò e creò un’enorme caldera, diffondendo materiale lavico nelle aree che ora sono incluse nella regione vinicola dell’Alto Piemonte.
L’Alto Piemonte è un’area delimitata a nord dalle Alpi e a ovest dal Lago Maggiore, è la zona vinicola con la maggiore altitudine in Piemonte, può raggiungere i 450 metri. Qui si trova Bramaterra, una denominazione molto piccola che sta vivendo una rinascita, passata da 28 ettari di vigneti nel 2014 a 42 ettari nel 2020. Il suolo è una combinazione di due tipi: il primo è chiamato localmente porfido tufaceo (non è un termine geologico standard); questo materiale ha una struttura simile al porfido, con presenza di cristalli, mentre il secondo tipo ha una matrice più porosa posta su uno strato calcareo.
Il Nebbiolo (chiamato localmente Spanna) è il vitigno principale della Bramaterra DOC. Questa vigorosa varietà a bacca nera è a germogliamento precoce e maturazione tardiva, con una stagione di maturazione molto lenta, che produce vini di corpo pieno con un colore granato pallido e alti livelli di acidità e tannino.
Il Bramaterra è prodotto da Nebbiolo (tra il 50% e l’80%), Croatina massimo 30%, e/o Uva Rara e Vespolina, da sole o insieme, massimo 20%. Questi vini hanno un profilo alpino, sono croccanti con note di erbe balsamiche e un profilo gustativo che esprime appieno la loro freschezza.


Bramaterra DOC – Tenute Sella 1671 – 2015
70% Nebbiolo, 20% Croatina, 10% Vespolina
Suolo: sabbie porfiriche di origine vulcanica, di colore rosso-marrone.
Vinificazione/affinamento: fermentazione in tini di acciaio inox a temperatura controllata, macerazione per 24 giorni, affinamento per 24 mesi in botti di rovere francese di media tostatura (50hl e barrique).
Il vino presenta un colore granato tenue, con riflessi aranciati. Al naso è complesso e seducente, sprigionando profumi di rosa e viola oltre a ciliegia matura, mora e ribes nero, il tutto intessuto da liquirizia, cannella e un fresco tocco mentolato. Una nota di tostatura aggiunge eleganza. Al palato, è secco, caldo e vellutato, con un’acidità rinfrescante e un tannino sodo ma levigato che incornicia un nucleo sapido, piuttosto salino. Già profondamente espressivo, promette ricompense ancora maggiori nel prossimo decennio, sviluppando note di cuoio, tabacco e sottobosco. Ricco ma raffinato; trova il suo abbinamento perfetto nel piatto tradizionale panissa vercellese.
Il tannino levigato, il nucleo sapido e gli alti livelli di acidità potrebbero essere collegati allo strato di sabbia vulcanica.
Il filo conduttore: l’impronta vulcanica
Dalla degustazione di questi vini emergono alcuni tratti comuni che possono essere ascritti al fattore geologico, escludendo fattori confondenti come clima, gestione del vigneto e pratiche enologiche.
Il colore, pur essendo vivace e brillante, è povero di materia colorante, scarico, quasi pallido e trasparente, in particolare nei vini rossi. Livelli di acidità medio-alti sono responsabili di grande freschezza e, allo stesso tempo, hanno contribuito a generare una sensazione aromatica definita e verticale, sebbene la percezione della componente fruttata non sia mai stata predominante, anzi, piuttosto trattenuta, con un finale quasi salato. Il tannino dei vini rossi è maturo e ampio, e il corpo medio e la struttura lineare rendono questi vini fini e diretti.
Nei prossimi articoli, continueremo il nostro viaggio nel mondo del terroir, esplorando altri tipi di suolo e il loro impatto sui vini. Scopri di più!
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