Muretti a secco, costruiti senza malta, impilati a mano nel corso dei secoli per tenere i terrazzamenti in piedi contro la forza di gravità. È la prima cosa che si nota, camminando su attraverso i vigneti del Grumello verso la villa.
La Valtellina ne ha circa 2.500 chilometri; ognuno mantenuto da persone che lì lavorano quotidianamente. La valle corre da est a ovest, fatto che sembra irrilevante finché non ci si rende conto di quanto sia insolito nelle Alpi. La maggior parte delle vallate alpine si distende da nord a sud, mettendo i versanti in ombra per metà giornata. Qui il fiume Adda ha scavato un corridoio che tiene il versante nord esposto a sud, in pieno sole dal mattino al tramonto. A quote tra i 300 e gli 800 metri, su pendii così ripidi da rendere inutile qualsiasi meccanizzazione, il Nebbiolo (chiamato localmente Chiavennasca) riesce a maturare: quello che il mondo del vino chiama viticoltura eroica.
Le Denominazioni: leggere l’etichetta prima di aprire la bottiglia
Alpi Retiche IGT è la denominazione più flessibile, che comprende bianchi, rosati, rossi, spumanti e vini da vendemmia tardiva ottenuti da un’ampia gamma di vitigni, incluse le varietà internazionali, accanto a quelle storiche locali. È la denominazione a cui i produttori ricorrono quando la varietà o la tecnica produttiva non rientrano nel quadro DOCG, il caso della serie IM di Marsetti, è dove la nuova generazione di viticoltori sperimenta.
Rosso di Valtellina DOC è il punto d’ingresso nella tradizione dei vini rossi della valle: prevalentemente Chiavennasca, vinificato per la freschezza e pensato per essere bevuto giovane, senza cerimonie.
Valtellina Superiore DOCG è dove le cose si fanno serie. Il riconoscimento DOCG, ottenuto nel 1998, si applica ai vini provenienti dai versanti meglio esposti tra Buglio in Monte e Tirano, con un affinamento minimo di 24 mesi di cui almeno 12 in legno. La versione Riserva richiede 36 mesi. All’interno della DOCG si trovano cinque storiche sottozone: Maroggia, Sassella, Inferno, Valgella e Grumello, ciascuna con il proprio carattere, suolo e microclima.
Sforzato di Valtellina DOCG (detto anche Sfursat) è la creazione più singolare della valle: uve Nebbiolo parzialmente appassite per circa due mesi prima della fermentazione, che producono un vino di notevole potenza (pensate all’Amarone nello spirito, ma con l’acidità alpina e il grip che il Nebbiolo non abbandona mai del tutto). Il riconoscimento DOCG arrivò nel 2003.
La Valtellina è l’unica regione vinicola italiana a detenere due denominazioni DOCG distinte all’interno della stessa zona di produzione.



La sottozona Grumello: a Est di Sondrio, sotto lo sguardo del Castello
La sottozona Grumello si estende per circa 80 ettari appena a est di Sondrio, sorvegliata dal medievale Castello di Grumello che le dà il nome. I suoli sono rocciosi (prevalentemente gneiss), e i vini che ne derivano tendono verso un’intensità sottile: struttura ferma ma mai pesante, con una caratteristica sapidità e un tannino che chiede di essere abbinato al cibo. La Breva, il vento pomeridiano che risale dal Lago di Como, è un elemento ricorrente in questi vigneti: asciuga l’umidità mattutina dalle uve, tiene a bada le malattie fungine e permette ai viticoltori di lasciare i grappoli sulla pianta più a lungo in autunno, concentrando così zuccheri e profumi, senza sacrificare la freschezza.
Alberto Marsetti
Alberto Marsetti è praticamente cresciuto nei vigneti insieme al padre e allo zio. Nel 1986, a sedici anni, ha lanciato il suo primo vino: il Valtellina Superiore DOCG Grumello. L’azienda conta oggi 12 ettari di vigneti terrazzati distribuiti su vari comuni attorno a Sondrio, con la parcella più pregiata, Vigna Le Prudenze, visibile dal quartiere medievale di Scarpatetti, dove si trovano la cantina e i locali di affinamento.
Dal 2020 hanno rilasciato la serie IM, da io sono, una collezione di vini IGT Alpi Retiche che si pongono volutamente al di fuori del quadro DOCG, lasciando più libertà di esplorare le potenzialità della Chiavennasca, sia come vino bianco, come rosato e come rosso non affinato in legno. È uno stile diverso rispetto ai vini di punta dell’azienda: più orientato alla sostenibilità, meno formale e certamente più immediato.







La Visita
Siamo arrivati da Milano in treno, con entusiasmo per la camminata e un certo allenamento per le salite. Dalla stazione di Sondrio, ci vogliono quaranta minuti a piedi per raggiungere la villa. Il percorso attraversa l’area medievale di Sondrio, l’antico quartiere rurale di Scarpatetti che ha conservato in gran parte il suo carattere originale: le vecchie case ancora ben conservate, affacciate sulle stesse strade di secoli fa.
Attraversando il quartiere e salendo verso Castello Masegra si incontrano tre piccole cappelle votive che segnano i punti del percorso dove si fermava una processione religiosa, una testimonianza di devozione popolare che non è mai stata abbandonata.
Il cammino porta poi ai vigneti del Grumello, su per i terrazzamenti, lungo i muri a secco, con la città che si allontana in basso e le montagne che riempiono il profilo del cielo davanti a noi.
La nostra guida per la mattinata era Roberta, la cui conoscenza della filosofia aziendale, dei metodi produttivi e dei singoli vini è stata eccezionale. Roberta ha donato un calore genuino all’intera degustazione, guidandoci attraverso ogni etichetta con il tipo di informazione e slancio che deriva solo da una vera vicinanza al territorio e al lavoro che lì si svolge.
L’esperienza che Marsetti chiama Degustazione in Villa prevede la degustazione di sette vini delle annate correnti, un tagliere di salume e formaggio locale, e un contesto che merita di essere citato. Dal terrazzo la vista si proietta direttamente su Sondrio, con il castello sulla sinistra e i terrazzamenti vitati a riempire tutto lo spazio disponibile.
Ecco cosa abbiamo assaggiato


Impaziente – IGT Alpi Retiche Bianco – 2024
100% Nebbiolo
La prima cosa da sapere sull’Impaziente è che è fatto da Nebbiolo, lo stesso vitigno del Barolo, lo stesso di ogni rosso in questa degustazione, ma vinificato in bianco. Le bucce non toccano mai il mosto, quindi né il tannino, né il colore associato a questa varietà si trasferisce nel vino. Quello che si ottiene è un vino dal colore giallo paglierino con riflessi dorati, cristallino e delicatamente aromatico: agrume, un tocco di pietra focaia, qualche nota di gelsomino sullo sfondo e una sfumatura tostata associabile ai sei mesi trascorsi in barrique, che arrotonda il tutto senza essere dominante. Al palato è secco e vivace, con più corpo di quanto suggerisca il colore. Il nome riflette la vendemmia anticipata. Un buon punto di partenza, e un ottimo spunto di conversazione per chi dà per scontato che il Nebbiolo sia solo rosso.


Impallidito – IGT Alpi Retiche Rosato – 2025
100% Nebbiolo
L’Impallidito nasce per salasso dalla fermentazione del Grumello DOCG, lasciando le bucce a concentrare ciò che rimane. Il risultato è un rosato con più struttura di quanto la categoria di solito prometta. Al naso c’è frutta rossa (lampone, melograno, un accenno di arancia sanguinella), al palato è secco, con freschezza vera e una gradazione alcolica che si trasmette calore senza alcuna sbavatura. Non è solo un rosato da terrazza estiva; o meglio, lo è, ma reggerebbe anche con pietanze strutturate.


Nebbiolo – IGT Alpi Retiche Rosso – 2024
Nebbiolo (prevalentemente)
Dove i vini DOCG portano il peso della tradizione e dei requisiti di affinamento, questo vino è pensato per una serata senza alcun impegno. Rosso rubino chiaro, frutta rossa al naso (fragola, ciliegia, un po’ di prugna), e al palato è fresco, con tannini fini e una struttura sufficiente ad accompagnare un intero pasto senza richiedere particolare attenzione. Si è abbinato particolarmente bene con il salame. Che fosse un’intenzione o una felice coincidenza, ha comunque funzionato.


Rosso di Valtellina DOC – 2024
Nebbiolo con Pignola, Rossola e Brugnola
Prodotto per la prima volta nel 1991, è il vino forse più accessibile dell’azienda, pur restando molto vicino nello stile alla gamma Superiore. Vinificato in acciaio, senza utilizzo di legno, conserva intatta la freschezza naturale del vitigno: viola al naso, ciliegia rossa e fragola al palato, con acidità vivace e un finale pulito e lineare. Il tipo di vino che fa capire perché in Valtellina si beva Chiavennasca con tutto.


Valtellina Superiore Grumello DOCG – 2023
100% Nebbiolo
Il vino con cui è nata la cantina nel 1986, e ancora l’espressione più chiara di cosa sia Marsetti. Dopo almeno 24 mesi di affinamento, di cui un anno in rovere di slavonia, arriva con più complessità dei tre precedenti: ciliegia scura, viola, un tocco di sottobosco e spezia, e una struttura che a tratti è ancora giovane per un 2023. I tannini sono presenti e decisi. Da lasciare riposare in bottiglia ancora per qualche altro anno e sarà decisamente più interessante. Ora da bere con qualcosa di sostanzioso: un risotto o uno stracotto che mostri lo stesso spessore e la stessa complessità.


Valtellina Superiore Grumello DOCG – Vigna Le Prudenze – 2024
100% Nebbiolo
La vigna Le Prudenze si trova tra i 450 e i 650 metri, proprio dietro quei muri a secco accanto alla villa. La Breva fa qui il suo dovere, e le uve rimangono sulla vite fino ai primi di novembre (molto più tardi rispetto alla maggior parte della valle). Il risultato è meno di 9.000 bottiglie di qualcosa con un corpo e una profondità sensibilmente superiori al Grumello: frutta scura, liquirizia, un finale lungo con sfumature di tabacco; tannini che sembrano vellutati nonostante la giovinezza del vino. Al tavolo è calato il silenzio quando l’abbiamo assaggiato.


Sfursat di Valtellina DOCG – 2019
100% Nebbiolo
Lo Sfursat è il punto in cui la storia della Valtellina diventa impossibile da ignorare. Il vino è documentato fin dal XIV secolo; nel Cinquecento lo descrisse uno scrittore chiamato Ortensio Lando; per gran parte di quella storia era considerato un tonico, somministrato a cucchiaiate ai malati. La versione moderna prevede due mesi di appassimento delle uve dopo la vendemmia, per concentrare tutto (zucchero, acidità, sapori, struttura), prima di una lunga fermentazione e quasi due anni di affinamento, di cui almeno dodici mesi in legno. Il 2019 è in un momento di particolare espressività: ciliegia secca, caffè, tabacco, spezia scura, un po’ di cedro. Ha una gradazione elevata, ma il vino è equilibrato. Il finale è molto lungo. Un vino che dà il meglio di sé a fine serata, o per accompagnare il tipo di selvaggina che compare solo nei menu autunnali.


Il Ritorno
Il cammino di ritorno verso Sondrio ci ha riportato giù attraverso gli stessi terrazzamenti, lungo gli stessi muri, con la valle che si apre in basso nella luce del primo pomeriggio. Siamo saliti sul treno per Milano avendo assaggiato sette vini rappresentativi di ciò che questa famiglia e questa sottozona sanno produrre. Marsetti è una cantina che sa esattamente cosa è: una piccola realtà a conduzione familiare in un paesaggio che richiede lavoro duro, che fa vini legati a un luogo preciso, senza scuse.
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