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Mas des Infermières: il Luberon attraverso lo sguardo del regista Ridley Scott

Wine Paris ha il potenziale di semplificare e appiattire tutto in un unico rumore di fondo. Stand dopo stand, regione dopo regione, le giornate corrono il rischio di trasformarsi in una sequenza continua di calici versati e presentazioni ripetute. L’incontro con Mas des Infermières ha interrotto questo archetipo.

Lo stand era minimalista e luminoso; le etichette in grande formato facevano gran parte del lavoro visivo, mentre l’atmosfera era autentica e cordiale, come spesso accade quando i gruppi sono piccoli. Il team commerciale e di comunicazione era presente, ma ciò che ha reso davvero interessante la sessione è stata la dimensione dell’incontro: due o tre persone, la possibilità di conversare senza fretta, il tempo necessario per andare oltre le consuete discussioni.

La denominazione

La Luberon AOC, fu istituita nel 1988 anche se qui la viticoltura risale a oltre due millenni fa, è la denominazione più meridionale della Valle del Rodano. Copre circa 3.000 ettari distribuiti su 36 comuni all’interno di un parco naturale regionale. Per molti appassionati al di fuori della Francia rimane ancora poco conosciuta, ma questo potrebbe cambiare presto.

Qui è soprattutto l’altitudine a fare gran parte del lavoro. La denominazione si sviluppa lungo la catena montuosa che attraversa il territorio: i vigneti a nord si trovano tra i 300 e i 450 metri, mentre quelli a sud possono raggiungere i 600 metri. I suoli sono variegati: sabbie del Miocene a sud, che producono vini più leggeri e delicati; ghiaie calcaree sui pendii montani, che conferiscono slancio aromatico e morbidezza; argille a nord, che apportano struttura e colore. Il risultato è uno stile che si distingue da quello che predilige la massima estrazione, tipico del Sud della Francia, preferendo definizione alla pura concentrazione.

La tenuta

Mas des Infermières si trova nei pressi di Oppède-le-Vieux, nel cuore del Parco Naturale Regionale del Luberon. Il nome richiama la sua funzione di luogo di cura durante il Medio Evo, probabilmente gestito da suore italiane che passò in seguito ad un generale napoleonico. Sir Ridley Scott acquistò la proprietà nel 1992 come oasi di tranquillità, inizialmente attratto dal silenzio e dal paesaggio più che da un’ambizione vitivinicola. Qui dipingeva, leggeva e si è progressivamente legato al luogo.

Oggi poco più di 30 ettari sono vitati, con appezzamenti situati intorno ai 300 metri di altitudine sui versanti settentrionali più freschi della catena del Luberon. Le varietà coltivate sono quelle tipiche della Valle del Rodano meridionale e della Provenza: Syrah, Grenache e Carignan tra le uve a bacca nera; Roussanne, Clairette e Rolle tra quelle a bacca bianca, con alcune parcelle che superano i 30 anni di età. La combinazione di altitudine, protezione naturale dal Mistral e una stagione vegetativa lunga e regolare consente vendemmie relativamente tardive, che assicura lo sviluppo di un corredo aromatico maturo, pur conservando una buona acidità.

La sostenibilità ambientale è presa seriamente. L’azienda è certificata High Environmental Value (HEV) e Bee Friendly, non utilizza insetticidi e ha implementato un sistema di evoluto di agricoltura di precisione per ottimizzare i trattamenti e ridurre l’impiego di composti chimici nei vigneti. Anche l’ottimizzazione delle risorse idriche è un progetto in fase di sviluppo.

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La firma del regista

Il coinvolgimento creativo di Sir Ridley Scott nella tenuta è reale: ha disegnato personalmente le etichette dei vini (ognuna pensata come una vera e propria narrazione visiva) ed è stato direttamente coinvolto nel concept architettonico della cantina, pensata come un dialogo tra eredità provenzale e funzionalità enologica contemporanea.

Il suo tocco si estende anche a qualcosa che poche cantine penserebbero di realizzare: in alcune serate specifiche, presso la tenuta vengono proiettati all’aperto alcuni dei suoi film, con inizio al tramonto. Il collegamento non è tra celebrità e vino, ma tra un’opera creativa e il paesaggio che ne ha plasmato un’altra.

Guardare Blade Runner o Il Gladiatore sotto il cielo del Luberon, con una bottiglia prodotta a poche centinaia di metri di distanza, permette di comprendere qualcosa del mondo sensoriale in cui Scott si muove e da cui, in un certo senso, nascono anche questi vini. È un’esperienza pensata non tanto per vendere “la tenuta”, quanto per immergere il visitatore in una visione creativa unica che si esprime attraverso due forme molto diverse.

In cantina: il punto di vista di Barraud

La parte più istruttiva della visita è stata una lunga conversazione con l’enologo Christophe Barraud. Sul tema dell’utilizzo del legno rispetto ad altri materiali per i recipienti atti alla vinificazione (spesso un indicatore chiave delle priorità di un produttore), la sua posizione è stata chiara: l’affinamento in barrique viene utilizzato in modo selettivo, solo quando aggiunge una dimensione che il frutto non può offrire da solo, e mai per imporre uno stile di casa a discapito del carattere del vino. Le cuvée di fascia alta maturano 12 mesi in rovere francese, mentre i vini d’ingresso vengono vinificati in acciaio inox e vasche di cemento a temperatura controllata, dove la freschezza rimane la priorità.

Riguardo al rapporto di lavoro con Sir Ridley Scott, Barraudè stato schietto. Lui detta la visione a lungo termine del progetto ed è realmente coinvolto con la sua creatività (il linguaggio visivo delle etichette e l’ambizione dietro ogni cuvée), ma le decisioni quotidiane in vigna e in cantina sono di competenza di Barraud. Si tratta di una divisione del lavoro che sembra funzionare bene perché entrambe le parti hanno una chiara cognizione di dove si trova il confine e non hanno alcun interesse ad attraversarlo.

I vini

Sono state presentate cinque cuvée. In tutta la gamma emerge uno stile coerente: freschezza, precisione aromatica e tannini ben integrati. I vini rossi condividevano una qualità particolare degna di nota: una complessità aromatica balsamica, reminiscenze di menta ed eucalipto, quasi caleidoscopiche nella loro stratificazione, indizi che rimandano alla lunga e fresca stagione di maturazione e ad un approccio di cantina sufficientemente disciplinato da non nasconderla.

Ombre de Lune Rouge

 90% Syrah, 10% Grenache

Il vino più carismatico della degustazione. Proveniente dalle vigne più vecchie di Syrah della tenuta, vendemmiate nelle prime ore del mattino per preservare gli aromi. Il vino è affinato per 12 mesi in rovere francese nuovo. Emergono frutta a bacca nera (amarena, ribes nero) e una nota di tapenade di olive, con note di vaniglia e spezie dolci ben integrate. La struttura è l’elemento caratterizzante: setosa, equilibrata, con un finale lungo e armonioso. Produzione limitata, vale la pena cercarlo.

Chevalier Rouge

50% Syrah, 40% Grenache, 10% Carignan

Un vino più ricco e potente, con una trama tannica più marcata e un carattere più sapido e “terroso”. Il Carignan viene vinificato con macerazione carbonica prima dell’assemblaggio, ammorbidendone i contorni, ma preservandone la natura più rustica. Il risultato, dopo un affinamento di 12 mesi in rovere francese, è un vino che esprime frutti rossi e neri maturi accompagnati da note speziate, una bella acidità e un tannino levigato.

Héritage Rouge

50% Syrah, 50% Cabernet Sauvignon

Le uve sono raccolte alla fine di ottobre. Il vino matura per 12 mesi in rovere francese. Il risultato è generoso ed espressivo, con aromi di frutta nera, cuoio, vaniglia e note balsamiche su un finale persistente. Il Cabernet apporta struttura e una certa formalità che il Syrah ammorbidisce; le due varietà trovano un equilibrio concreto e il finale lungo suggerisce un reale potenziale di invecchiamento. Di profilo più internazionale rispetto agli altri rossi ma coerente all’interno della gamma.

Source Rouge

70% Syrah, 30% Grenache

Prende il nome dalla storica abbondanza di acqua di cui la proprietà può beneficiare, la stessa risorsa che un tempo rendeva questo luogo un centro di cura. Fruttato e accessibile, con tannini equilibrati e decisa freschezza. Fa ciò che si propone di fare senza distrazioni, il che è più difficile di quanto sembri.

Source Blanc

40% Clairette, 30% Rolle, 30% Roussanne

Tiglio e pesca bianca al naso, una vena agrumata e un tocco esotico in sottofondo. Il palato è vivace e teso, con un finale di mandorla fresca più persistente del previsto. Pulito, equilibrato, e più interessante di quanto non lasci intendere a prima vista.

Considerazioni finali

Mas des Infermières ambisce a diventare un punto di riferimento per la denominazione Luberon. Le dimensioni sono appropriate, la produzione è limitata e l’approccio sia in vigna che in cantina è orientato alla precisione. Ciò che la degustazione al Wine Paris ha dimostrato è che il progetto ha raggiunto un punto di equilibrio: in cinque vini, l’identità dell’azienda è chiara e la qualità è costante.

Il Luberon continua a essere sottovalutato rispetto alle denominazioni vicine. Questa distanza è, sulla base di quanto degustato perlomeno ingiustificata. La conversazione con Christophe Barraud è stato un modo abbastanza efficace per comprendere cosa rappresenti Mas des Infermières.

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