Rosso Torgiano Rubesco Vigna Monticchio Riserva, un viaggio lungo mezzo secolo

La denominazione Rosso Torgiano Riserva è DOCG dal 1990, con riconoscimento retroattivo a partire dalla vendemmia 1983. È un vino che esprime profondamente l’essenza dell’Umbria, con le sue colline e i suoi paesaggi, con una perfetta armonia tra potenza ed eleganza. L’azienda Lungarotti ha un grande merito nella promozione di questo vino e del territorio che rappresenta e il Rubesco Vigna Monticchio è la sua massima espressione, oltre ad essere un fondamentale riferimento nel panorama enologico italiano.

Il Rubesco, vino prodotto in larga parte con uve Sangiovese, rappresenta la storia dell’azienda, una creazione di Giorgio Lungarotti risalente agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso. Al vino è stato dato un nome che lo racconti, facile da ricordare: Rubesco è un marchio di fantasia, derivante dal verbo latino rubescere, arrossire. Un’intuizione felice come d’altra parte l’etichetta, variata nel corso degli anni ma sempre rappresentando la scena di vendemmia di un bassorilievo della Fontana Maggiore di Perugia di Nicola e Giovanni Pisano, risalente al XIII secolo.

Nel vigneto dell’azienda, che si estende per 250 ettari, le densità d’impianto sono tali da aumentare la competitività tra le piante e contenere la produzione per ceppo. In tal modo si ottiene la migliore qualità delle uve, mantenendo le piante sempre in equilibrio. Vigna Monticchio, da dove provengono le uve del Rubesco, è un vero e proprio cru aziendale che si estende per 12 ettari sulla collina di Brufa. L’esposizione è a ovest a circa 300 metri sul livello del mare e il suolo è composto da un’alternanza di strati argillose e sabbiosi, frammisti a concrezioni calcaree e depositi limosi. Nella metà degli anni ’90 sono stati effettuati i reimpianti, con una densità compresa tra i 4.000 e i 5.000 ceppi per ettaro. Il sistema di allevamento è il cordone speronato doppio e la produzione per pianta non supera il chilogrammo.

L’attenta gestione del terreno consente l’accumulo delle risorse idriche e permette alle radici di arrivare in profondità per ricercare acqua ed elementi nutritivi. Le piante sono così più resistenti in caso di siccità e si riesce, inoltre, a controllare le erbe infestanti, ostacolando la diffusione degli agenti patogeni. Grande importanza è data alle operazioni di potatura verde che vengono eseguite nel periodo primaverile-estivo. La rimozione di gemme in eccesso, di germogli, foglie e grappoli influenza la crescita della pianta e pertanto la qualità delle uve nella fase più attiva, assumendo un rilievo maggiore rispetto alla potatura invernale. Particolare attenzione è data poi alla cura della superficie fogliare, responsabile della fotosintesi e del riparo dei grappoli dal sole, specialmente d’estate. In tal modo si favorisce la completa ed equilibrata maturazione delle uve.

La vendemmia manuale richiede una grande tempestività. Il momento della raccolta rappresenta una scelta determinante per la qualità del futuro vino e deve essere individuato in funzione dell’obiettivo enologico stabilito per mezzo delle curve di maturazione, che prendono in considerazione il contenuto zuccherino, l’acidità e la maturazione polifenolica.

In cantina, dopo un’accurata selezione dei grappoli, la fermentazione in acciaio delle uve con macerazione sulle bucce si protrae per una ventina di giorni, seguita dalla malolattica. Dopo la svinatura, il vino affina per un anno in legno e ancora per vari anni in bottiglia, riposando in una grotta. Per la sua complessità, l’invecchiamento medio del Rosso Torgiano Rubesco è di 30-35 anni, ma può anche essere più duraturo. Nella grotta, infatti, sono conservate le bottiglie di Rubesco sin dai primi anni ’60, risalenti cioè al periodo in cui il vino è stato creato. Bottiglie che talvolta lasciano la grotta per le degustazioni verticali, ogni millesimo in grado di donare sensazioni uniche e riferibili a quella determinata annata, anche se nel corso del tempo ci sono state inevitabili variazioni nelle scelte produttive. Per esempio, nell’uvaggio del Rubesco è scomparso il saldo di canaiolo, così come sono mutate le modalità dell’affinamento. Seguendo lo sviluppo della moderna enologia, si è passati dalle botti grandi alla progressiva introduzione delle barriques, per poi tornare nelle ultime annate a miscelare legni piccoli e grandi.

Passando alla verticale che vi racconto oggi, uno dei campioni degustati sfiora il mezzo secolo.

Rosso Torgiano Rubesco Vigna Monticchio Riserva 2018 (Sangiovese in purezza) – 14%

A un inverno freddo e piovoso è seguita una primavera regolare con germogliamento a metà aprile. Maggio e giugno hanno registrato temperature sopra la media con frequenti piogge che hanno arricchito le riserve idriche. L’estate, mai torrida, ha favorito una equilibrata maturazione delle uve. Settembre si è caratterizzato per il clima soleggiato e ventilato e per la scarsa piovosità, con escursioni termiche che hanno contribuito a esaltare l’eleganza del profilo aromatico del vino.

Rosso rubino di grande concentrazione cromatica, con sfumature violacee, è un vino elegante e complesso. Al naso ricorda delicati richiami alla violetta, quindi alla visciola e alla mora, seguiti da raffinati sentori tostati di cacao e caffè. Il finale è speziato con sentori di pepe e chiodi di garofano. In bocca l’attacco è caldo e consistente, con una viva acidità e un tannino tenace. Il finale è lungo con una chiusura speziata e leggermente balsamica.

Rosso Torgiano Rubesco Vigna Monticchio Riserva 2005 (Sangiovese 70%, Canaiolo 30%) – 14%

Il decorso della stagione è stato normale con estate calda fino alla prima settimana di agosto. Nella seconda parte del mese si sono registrati abbassamenti repentini della temperatura con importanti escursioni termiche che hanno superato anche i 15°C. In generale le piogge sono state meno abbondanti rispetto alla media, con raccolta delle uve nella seconda metà di settembre.

Il vino esprime già una decisa evoluzione alla vista, con un colore granato e sfumature rubino. Al naso avvertiamo decisi sentori terziari di spezie, pepe nero in particolare. Ritornano quindi le classiche note di confettura di frutta a bacca rossa come prugna e mirtillo, arricchite da sentori di erbe aromatiche, caffè e liquirizia nel finale. La bocca è calda, morbida, con una netta sensazione d’astringenza tannica che fa scivolare il finale verso una leggera sensazione di secchezza boisé. Vino maggiorenne a cui l’evoluzione alla vista e in parte all’olfatto, fa da contraltare una sensibile gioventù gustativa, che ne fa presagire ancora una lunga vita.

Rosso Torgiano Rubesco Vigna Monticchio Riserva 1997 (Sangiovese 70%, Canaiolo 30%) – 13%

È stata una delle migliori annate dell’ultimo decennio del secolo scorso per quanto riguarda la regolarità dell’andamento climatico. Le uve vendemmiate hanno registrato ottimi parametri di acidità, polifenoli, concentrazione zuccherina ed un perfetto stato sanitario.

Dal colore rosso granato luminoso, il profilo olfattivo è molto piacevole ed elegante con delicati profumi di fiori secchi, ricordi di geranio, amarena sotto spirito, quindi ribes nero in confettura, cioccolato fondente e tabacco, seguiti da sentori di spezie scure e più dolci come cannella, cuoio e incenso impreziositi da fresche e raffinate note balsamiche. L’ingresso al palato è caldo e avvolgente, con una fitta tessitura tannica ed una intatta freschezza che lascia presagire un indefinito potenziale evolutivo. Finale molto persistente su toni di liquirizia. Vino sontuoso ed emozionante che fa riassaggiato in futuro.

Rosso Torgiano Rubesco Vigna Monticchio Riserva 1974 (Sangiovese 70%, Canaiolo 30%) – 12%

Annata molto buona, grazie all’estate particolarmente assolata, molto favorevole per la corretta maturazione delle uve. Anche la vendemmia si è svolta in condizioni climatiche ottimali, dato il tempo asciutto con venti di tramontana. L’annata 1974 è la prima vendemmia in cui, in accordo con la legislazione vinicola, in etichetta compare il toponimo “Vigna Monticchio”.

Di colore aranciato, il profilo olfattivo del vino è ampio ed apre su raffinati profumi di rosa canina appassita e arancia sanguinella per poi passare a sentori terziari di tè verde, balsamici di ginepro ed eucalipto, funghi, cenere con sfumature minerali di pietra focaia e grafite. Il sorso è ancora energico, caratterizzato da una sapidità importante e tannini serici, completamente integrati nel vino. Il finale è lunghissimo è intenso, con ritorni retrolfattivi di erbe officinali, liquirizia e ricordi di macchia mediterranea. Un grande millesimo, che conferma la straordinaria longevità del Rubesco Vigna Monticchio.

Che cosa possiamo aggiungere? Quando si partecipa ad esperienze come queste, l’auspicio è quella di poterla ripetere, riassaggiando i campioni degustati possibilmente insieme ad altre annate. Una vera macchina del tempo che oggi ci ha portato indietro per quasi mezzo secolo.

pubblicato in:
Vino Rosso

Prima per me il vino era bianco o rosso, ogni tanto una via di mezzo, talvolta aveva le bollicine o era dolce. Poi ho iniziato questo viaggio nella conoscenza del vino, delle sue moltissime espressioni e tipologie, degli innumerevoli territori vocati. Ho incontrato personaggi meravigliosi, con cui è sempre possibile stupirsi, talvolta emozionarsi, degustando un calice di vino.

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