Con la Val di Fiemme in Trentino e Anterselva/Antholz in Alto-Adige, il racconto olimpico di Milano – Cortina 2026 entra nel territorio degli sport nordici. Predazzo e Tesero ospiteranno salto con gli sci, combinata nordica e sci di fondo; Anterselva/Antholz sarà la sede del biathlon.
Discipline che spostano l’attenzione dalla velocità alla resistenza, dalla potenza esplosiva alla gestione del ritmo, dalla spettacolarità immediata alla concentrazione prolungata. È un cambio di paradigma che trova un parallelo naturale nella viticoltura di montagna più alta e rigorosa, dove il vino non nasce da gesti estremi ma da una costanza paziente, stagione dopo stagione, qui la montagna chiede equilibrio, continuità e precisione.



“Vigneti in Val di Cembra” by candido33 is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.
Clima d’alta quota: ampie escursioni termiche, vitis vinifera e vitigni resistenti
La viticoltura in Val di Fiemme la coltivazione della vite è scarsamente praticata, ma questa zona è strettamente legata alla vicina e contigua Val di Cembra, un’area di viticoltura eroica con forti escursioni termiche e vigneti terrazzati su ripide pendenze, spesso oltre i 500 metri di altitudine. Qui si producono vini freschi e aromatici, i vitigni principali sono Müller Thurgau, Chardonnay, Riesling, Pinot Nero e la storica Schiava, oltre allo spumante metodo classico Trento DOC.
In Alto-Adige la Val Pusteria, e nello specifico la Valle di Anterselva, è considerata ad altitudini troppo elevate e con un clima troppo rigido per la coltivazione della vite su larga scala. La viticoltura in Alto-Adige è praticata principalmente in altre aree con un clima più mite e altitudini più basse; tuttavia, esistono esempi virtuosi di micro-produzioni che si affidano a vitigni resistenti (PIWI) quali ad esempio Muscaris e Solaris.
PIWI (acronimo tedesco di Pilzwiderstandsfähig, che significa “resistente ai funghi”) fa riferito a vitigni ibridi selezionati per resistere naturalmente a oidio e peronospora, consentendo una riduzione drastica dei trattamenti in vigna; ecco perché i vini PIWI possono essere considerati l’espressione di una viticultura più rispettosa dell’ambiente, grazie ad un approccio innovativo e sostenibile alla coltivazione della vite.
Nel prossimo e ultimo episodio, il racconto tornerà a valle, a Verona, per chiudere simbolicamente questo percorso tra sport invernali, territorio e vino.
Indice della serie
- Olimpiadi Invernali e vino: il racconto dei territori di Milano – Cortina 2026
Perché parlare di vino durante le Olimpiadi Invernali - Milano, il palcoscenico urbano delle Olimpiadi Invernali
Sport indoor, grandi eventi e il ruolo della Lombardia urbana e pedemontana nel panorama vitivinicolo regionale - Valtellina: il Nebbiolo delle Alpi
Sci alpino maschile, sci alpinismo e viticoltura eroica nel cuore delle Alpi lombarde - Cortina d’Ampezzo e le Dolomiti: eleganza e altitudine
Sci alpino femminile, sport di velocità e i suoli dolomitici tra Veneto e Alto Adige - Val di Fiemme e Anterselva: resistenza e purezza
Fondo, biathlon e vini di montagna tra ritmo, concentrazione e identità alpina - Verona: la chiusura dei Giochi e il cuore enologico del Veneto
Cerimonia di chiusura e il racconto dei grandi territori vitivinicoli veneti
Ogni articolo approfondisce il legame tra sport, territorio e vino, offrendo una lettura originale delle Olimpiadi Invernali 2026.

