L’isola di Bali si sta rapidamente affermando come una nuova e affascinante frontiera per la viticoltura. Nel 2022 erano presenti solo sei cantine che coltivavano 440 ettari, ma questi produttori, dei veri e propri pionieri, hanno saputo trasformare le sfide poste dal clima tropicale e dalla geologia vulcanica in un’opportunità unica. Il risultato di questo sforzo, sono vini con un profilo unico, che combinano con successo la tradizione con un’autentica espressione del terroir.
Il terroir di Bali: clima, suolo vulcanico e l’arte della gestione del vigneto
Bali è situata a soli 8° di latitudine sud (una regione quindi caratterizzata da bassa latitudine), con elevati livelli annui di radiazione solare, e con ore di luce (responsabili della produzione di calore e delle radiazioni solari) uniformi in tutte le stagioni dell’anno: una terra dall’estate perenne. Elevati livelli di radiazione solare e ore di luce costanti consentono alla vite di sperimentare un ciclo vegetativo breve e intenso, ma con una bassa escursione termica sia giornaliera che stagionale. Ciò si traduce in uve con livelli di zucchero più elevati, acidità inferiore, aromi e sapori più maturi rispetto a quelle coltivate in climi più freschi. Per le uve a bacca rossa questo significa anche un colore più intenso e tannini più morbidi e maturi.
Il clima dell’isola è tropicale umido, con temperature che si aggirano intorno a 27−30°C tutto l’anno, con stagioni secche e piovose nettamente distinte, che richiedono un approccio alla viticoltura fondamentalmente diverso. Ai tropici, le differenze di altitudine e piovosità possono influenzare enormemente sia la qualità che la quantità delle uve. Per mitigare le alte temperature e l’alto tasso di umidità, a Bali la maggior parte dei vigneti è piantata nella regione di Buleleng, nel nord-ovest dell’isola, dove altitudini più elevate (fino a 300 metri) e rinfrescanti brezze oceaniche offrono un sollievo necessario. In genere, nelle regioni con stagioni secche e piovose distinte e pronunciate, le uve giungono a completa maturazione solo nella stagione secca perché maturano man mano che le temperature aumentano, al contrario di quanto avviene in regioni con clima più temperato, dove questo processo avviene quando le temperature decrescono.
I suoli, prevalentemente vulcanici, arricchiscono i vigneti di nutrienti (minerali e microelementi), conferendo ai vini freschezza, un’impronta sapida e una struttura snella. Nelle regioni tropicali, è possibile per le viti adottare un ciclo vegetativo sempreverde, e questo porta alla possibilità di avere due o tre raccolti all’anno, ma i produttori focalizzati su qualità mirano sempre più a realizzare un unico raccolto annuale, nonostante questo si traduca in costi aggiuntivi. Per quanto riguarda la gestione del vigneto, è interessante sottolineare che le viti vengono potate due volte per forzare il riposo vegetativo: potature lunghe per produrre uva nella stagione secca, e potature corte solo per la crescita vegetativa nella stagione delle piogge. Sistemi di irrigazione, gestione della parete fogliare e sistemi di allevamento (ad esempio, pergola) sono essenziali per controllare l’umidità, prevenire le scottature e quindi garantire uve sane.
Vitigni internazionali, locali e ibridi a Bali
L’elevata percentuale di umidità combinata con alte temperature, specialmente dopo le piogge, crea le condizioni ideali per la diffusione di malattie fungine, ecco perché in queste condizioni, la scelta dei vitigni da piantare è cruciale. Le varietà ibride come i PIWIs (viti resistenti ai funghi e alle malattie) sono ampiamente utilizzate per garantire raccolti affidabili.
I primi vigneti realizzati in Indonesia furono piantati con varietà francesi, uve da tavola, come ad esempio Alphonse Lavallée (Ribier), apprezzata per la sua robustezza e adattabilità. Nonostante non possa essere considerate scelta ideale per la produzione di vino di alta qualità, questa varietà rimane una delle più piantate ed è oggi considerata un’uva “locale”. Probolinggo Biru, un’uva bianca probabilmente introdotta dall’India, viene coltivata per la produzione di spumante. Altre varietà allevate sull’isola includono sia Vitis vinifera (ad esempio Syrah, Chardonnay, Merlot) che PIWIs (ad esempio Solaris, Muscat Bleu).
I protagonisti della viticoltura balinese: Hatten Winery e Sababay
Hatten Winery (fondata nel 1994) è l’azienda avanguardista della viticoltura balinese, che ha unito nei suoi vini uve locali e internazionali. È rinomata per i suoi spumanti Metodo Classico e per l’uso dell’uva Probolinggo Biru. Le loro viti sempreverdi producono frutto tutto l’anno (fino a tre vendemmie all’anno), risultando in vini non-vintage (senza annata).
Sababay Winery (fondata nel 2010) è il secondo produttore per dimensione, considerato un innovatore nel settore. Con un focus sulla sostenibilità e le esportazioni, produce un portfolio diversificato: dai rossi strutturati agli spumanti Metodo Charmat, dai vini da dessert a distillati e liquori.
Note di degustazione


Hatten Winery – Tunjung – Brut – Traditional Method – NV
Muscat Saint Vallier, Colombard, Probolinggo Biru
Il vino si presenta con un colore giallo paglierino radioso e un perlage cremoso dalla lunga persistenza. Al naso, un delicato bouquet di fiori bianchi e scorza di agrumi si mescola con vivaci note di mela verde, pera e un sottile accenno di pasticceria, che ricorda la brioche fresca. Al palato è secco e vivace, con un’acidità fresca e croccante; i sapori di scorza di limone e mela matura conducono a un finale pulito su note tostate. Questo vino è l’abbinamento perfetto per la tempura di verdure, dove la sua effervescenza e acidità contrastano la ricchezza del fritto.


Hatten Winery – Jepun – Rosé – NV
Syrah, Malvasia Nera, Muscat Bleu, Muscat Saint Vallier
Il vino mostra una delicata e luminosa tonalità salmone tenue. Il bouquet è deliziosamente aromatico, offrendo un vivace mix di frutti rossi come fragola selvatica, ciliegia rossa e melograno, amplificato da scorza di pompelmo e lime. Al palato, è abboccato con un’acidità succosa e un giocoso accenno di frutta candita, che porta a un finale pulito di media persistenza. Questo rosé è versatile, abbinamento ideale con la sapidità e la tendenza dolce del nasi goreng, per un’esperienza culinaria armonica.


Sababay – Reserve Red 2023
Cabernet Sauvignon, Alphonse Lavallée
Un vino rosso rubino profondo con riflessi porpora che mostrano la sua giovinezza. Il naso è invitante, mette in mostra un’intensa concentrazione di aromi di amarena matura e mora, che si intrecciano a un tocco di spezie, al pepe nero, a note affumicate e sentori di vaniglia. È secco, dalla struttura decisa con tannini morbidi e integrati in un medio corpo. Un vino di profondità e carattere che si abbina alla ricchezza dello stracotto di maiale in salsa di soia.


Sababay – Reserve White 2023
Chardonnay, Muscat Saint Vallier
Un brillante vino giallo paglierino di media intensità con riflessi dorati. Al naso gli aromi sono espressivi, un’esplosione di note di frutta tropicale, ananas e mango maturo, completate da scorza di limone e un delicato slancio floreale di gelsomino. Un sottile accenno di vaniglia aggiunge un ulteriore strato di complessità. Al palato è secco ed equilibrato, con un’acidità rinfrescante, di medio corpo. Questo bianco è un abbinamento fantastico per i sapori freschi e vibranti di una classica insalata nizzarda.
Il futuro del vino balinese
La viticoltura balinese è una realtà unica, una miscela perfetta di suoli vulcanici, clima tropicale e spirito pionieristico. Abbracciando le sfide e adattando le tecniche, i produttori stanno creando vini freschi, aromatici, in grado di rispecchiare il terroir . Assaggiare questi vini offre uno sguardo su un mondo vinicolo insospettabile, un contesto spumeggiante, che è lontano dalle tradizioni, ma ricco di potenziale.
Per maggiori informazioni sui vini degustati, visita i siti dei produttori:
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