Vinitaly 2025: Verona si riconferma capitale del vino in un anno complicato

C’è qualcosa di quasi commovente nell’immagine di 97.000 persone che convergono su Verona da 130 nazioni per parlare di vino. Non di petrolio, non di chip, non di intelligenza artificiale, ma di vino. Eppure, guardando i numeri della 57ª edizione di Vinitaly, appena conclusasi il 9 aprile, si capisce che questa fiera è un termometro politico, economico e culturale di un settore che vale miliardi e che, in questo momento storico, ha più che mai bisogno di una piazza comune.

Un’edizione sotto pressione, e per questo ancora più significativa

Sarebbe stato facile prevedere un Vinitaly 2025 in sordina. I dazi americani, le tensioni geopolitiche, un’economia mondiale che scricchiola: c’erano tutti gli ingredienti per un’edizione al ribasso. Invece è andata diversamente. I buyer esteri hanno segnato un +7% rispetto all’anno precedente, superando quota 32.000. Il Regno Unito ha fatto un balzo del 30%, la Francia del 30%, Belgio e Olanda del 20% ciascuna. Gli Stati Uniti, nonostante tutto, nonostante i dazi, hanno tenuto con un +5%.

Certo, non mancano le note stonate: la Cina ha segnato -20%, e il contesto generale resta incerto. Ma la direzione è chiara, e Verona lo sa.

Novità e tendenze: NoLo, enoturismo

La vera notizia di questa edizione non è tanto nei numeri quanto in quello che quei numeri raccontano di un settore in trasformazione. Per la prima volta, Vinitaly ha dato spazio ufficiale ai vini No/Low alcol (i cosiddetti NoLo), che secondo le previsioni dell’Osservatorio UIV-Vinitaly cresceranno dell’8% annuo a valore entro il 2028. Una tendenza che fino a qualche anno fa avrebbe fatto storcere il naso ai puristi, e che oggi entra a pieno titolo nell’agenda di una delle fiere più importanti del mondo del vino.

Spazio anche all’enoturismo, con il debutto di Vinitaly Tourism, e a produzioni di nicchia come i vini RAW (la più grande rete di vini naturali, a basso intervento, biologici e biodinamici) e i vini in anfora. Segnali che la fiera non si limita più a fotografare il settore, ma prova ad anticiparne le traiettorie.

Cosa rimane

Si esce da Vinitaly 2025 con la sensazione che il settore vitivinicolo italiano stia attraversando una fase di maturità consapevole, la capacità di stare sul mercato con chiarezza, di aprirsi a nuove tendenze senza rinnegare l’identità, di usare una fiera come strumento politico oltre che commerciale.

La prossima edizione è in calendario dal 12 al 15 aprile 2026. Arrivederci a Verona.

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