Devo essere onesto: ho quasi saltato la sessione inaugurale. Paris Expo Porte de Versailles era già affollatissima alle 9 del mattino, e la coda per entrare alla fiera si allungava fino all’uscita della metropolitana. Ma quella coda, come si è rivelato, è stata il vero inizio della fiera per me.
Wine Paris è diventato qualcosa che sfugge a qualsiasi categorizzazione. Non è esattamente una fiera di settore, né un convegno, né una maratona di degustazione, è tutte e tre le cose insieme, compresse in tre giorni che ti lasciano esausto ed energizzato al tempo stesso. Per chi vuole capire dove sta andando il mondo del vino con uno spirito critico, è un evento diventato difficile da ignorare.
Quest’anno ho fatto una scelta deliberata: uscire dalla mia comfort zone, il vino italiano, e passare la maggior parte del tempo con produttori ed esperti provenienti da altri paesi. L’obiettivo era semplice: osservare problemi comuni da un differente punto di vista e capire come regioni diverse affrontano le stesse criticità: il clima che cambia, i mercati che si trasformano, la domanda perenne su come vendere un’identità e non solo un vitigno. Quello che segue sono i miei appunti, le mie impressioni e qualche opinione.
Le Masterclasses: dove scatta la scintilla
Il programma didattico sì è evoluto notevolmente. Non si tratta più di tranquille degustazioni guidate da uno schermo alle spalle, le sessioni migliori di quest’anno hanno offerto argomentazioni concrete con i vini a riprova delle tesi proposte. Ho partecipato a sette masterclass nell’arco di due giorni. Ecco quello che emerso.


Cool Contemporary Australian Chardonnay, Wine Australia / Emma Symington MW
L’Australia ha investito notevolmente nel cambiare la percezione sui mercati esteri del proprio Chardonnay, e questa sessione ha dimostrato chiaramente come e perché. Emma Symington MW è una relatrice precisa e autorevole, e la batteria di vini che ha selezionato raccontava una storia coerente: un Paese che per decenni ha reso il suo vino bianco più celebre sempre più complesso ed elaborato ha trascorso gli ultimi quindici anni cambiando completamente approccio, imparando sulla propria pelle che la moderazione e la misura possono dare grandi risultati.
Le differenze regionali sono state la vera rivelazione. La tensione di uno Chardonnay della Yarra Valley rispetto alla texture più ampia e quasi salata di Margaret River non è una distinzione di marketing, è assolutamente percepibile nel bicchiere. I vini di Adelaide Hills e Hunter Valley puntavano invece su una linearità e pulizia che non avrebbe sfigurato in una seria degustazione dedicata alla Borgogna.
La domanda che continuavo a pormi: perché lo Chardonnay australiano deve ancora conquistarsi credibilità in Europa? La risposta, sospetto possa essere che i produttori australiani abbiano passato troppo tempo a scusarsi del proprio passato invece di concentrarsi sul presente.
- Handpicked Wines, Mornington Peninsula Chardonnay, 2022
- Oakridge ‘Vineyard Series Hazeldene’, Yarra Valley Chardonnay, 2023
- Heirloom Vineyards ‘Assen’s Fortalice’, Adelaide Hills Chardonnay, 2024
- Tyrell’s ‘Vat 47’, Hunter Valley Chardonnay, 2023
- Vasse Felix, Margaret River Chardonnay, 2024

The Thousand and One Faces of Austrian Whites, Austrian Wine / Pascaline Lepeltier MS
Pascaline Lepeltier MS ha portato in questa sessione il tipo di rigore intellettuale che ti fa prendere appunti veloci. La struttura della masterclass è stata elegante nella sua presentazione: tre batterie cha hanno spaziato dai vitigni autoctoni ai vitigni internazionali rivisitati attraverso l’approccio austriaco, per arrivare fino ai grandi vini alfieri di questo Paese.
Ciò che mi ha colpito di più è la coerenza dell’identità austriaca. Che il vitigno fosse Grüner Veltliner, Riesling o qualcosa di più raro, c’era un filo riconoscibile: freschezza, precisione, una screziatura minerale quasi progettata, uno stile realizzato per il piacere della condivisione e della tavola, più che per vincere medaglie ai concorsi.
Anche i dati sulla viticultura biologica citati da Lepeltier sono stati interessanti. Il tasso di conversione dell’Austria alla produzione biologica certificata è tra i più alti al mondo per un Paese delle sue dimensioni. Non è un argomento di poco conto; è un vantaggio competitivo strutturale, specialmente in un momento in cui i buyer chiedono sempre più trasparenza su quanto accade in vigna.
Idiosyncratic, Indigenous Varieties & Styles
- Tinhof, Neuburger Ried Oberberg Eisenstadt, 2022, Leithaberg DAC
- Aumann Leo, Rotgipfler Ried Rodauner ‘1ÖTW’, 2023, Thermenregion DAC
- Zahel, Orangetraube, 2024, Österreich
- Christ, Gemischter Satz Ried Wiesthalen ‘1ÖTW’, 2019, Wiener Gemischter Satz DAC
Cosmopolitan, International Grapes with an Austrian Take
- Diwald, Furmint ‘von Hut’, 2022, Weinland
- Nittnaus Anita & Hans, Chardonnay Ried Freudhofer Jois, 2023, Leithaberg DAC
- Sabathi Hannes, Sauvignon Blanc Ried Gamlitser Kranachberg Kreuzweingarten Reserve, 2019, Südsteiermark DAC
- Prieler, Pinot Blanc Ried Steinweingarten, 2022, Leithaberg DAC
Icons, Exceptional Austrian Wines
- Ott Bernhard, Grüner Veltliner Ried Rosenberg Feuersbrunn ‘1ÖTW’, 2023, Wagram DAC
- Prager, Grüner Veltliner Ried Achleiten Weißenkirchen ‘Stockkultur’, 2023, Wachau DAC Smaragd
- Nikolaihof Wachau, Riesling ‘Vinothek’, 2008, Wachau
- Hirsch, Riesling Ried Zöbinger Heiligenstein-Rotfels ‘1ÖTW’, 2021, Kamptal DAC

Chenin Blanc: An Up-And-Coming Grape to Look Out For / Franck Thomas
La Loira ha bisogno di meno “ambasciatori” e più “convertiti”, e questa masterclass è stata ideata esattamente per questo motivo. Franck Thomas ha organizzato la sessione attorno a un argomento semplice ma convincente: lo Chenin Blanc, per struttura e versatilità, può essere considerato il vitigno ideale per le esigenze vinicole contemporanee.
Elevati livelli di acidità naturale significano longevità, e il suo moderato potenziale alcolico lo allinea pienamente alle attuali richieste del mercato. La versatilità che gli permette di produrre ad elevati livelli qualitativi stili di vino che spaziano dal secco più assoluto al dolce opulento, dal fermo allo spumante, gli conferisce una flessibilità che pochi vitigni possono vantare. I dati del Global Chenin Blanc Observatory presentati in parallelo alla degustazione hanno aggiunto un utile contesto di mercato, mostrando che si tratta di un vitigno con uno slancio commerciale reale, non creato dalla critica enologica.
- Dechaume-Moncharmont, Chinon Roméo Grande Réserve, 2024
- Nicolas Paget, Harmonie, Touraine Azay-le-Rideau, 2022
- Château Soucherie, Savenières, Clos des Perrières, 2023

Riesling: An Australian Classic, Wine Australia / Emma Symington MW
Se la sessione sullo Chardonnay parlava di trasformazione, questa parlava di fedeltà. Il Riesling australiano non ha inseguito le mode. Ha continuato a fare ciò che sa fare: acidità precisa e quasi pungente, basso tenore alcolico e una curva di maturazione che fa sembrare “prematuri” molti bianchi europei.
Il confronto tra Clare Valley ed Eden Valley è stato didatticamente utile: due regioni vinicole a meno di cento chilometri di distanza, in grado di produrre vini con personalità veramente distinte. Clare è tutto pietra focaia, con note quasi metalliche e lime. Eden aggiunge a queste sensazioni un registro floreale, qualcosa di più profumato e aperto. Great Southern, dal lontano ovest, ha introdotto una salinità marina che ho trovato particolarmente gradevole.
- Corryton Burge, Eden Valley Riesling, 2025
- Sons of Eden ‘Cirrus Single Vineyard’, High Eden Valley Riesling, 2022
- Kilikanoon ‘Mort’s Block 1973’, Clare Valley Riesling, 2024
- Harewood Estate ‘Porongurup’, Great Southern Riesling, 2025
- Harewood Estate ‘Porongurup Museum Release’, Great Southern Riesling, 2014
Discover Uruguayan Wine: New Wave Uruguay, Uruguay Wine / Amanda Barnes MW
Era la sessione da cui mi aspettavo meno, e quella da cui sono uscito più affascinato. L’Uruguay è un piccolo Paese che sta costruendo un posizionamento coerente con sé stesso, e Amanda Barnes MW è esattamente il tipo di relatrice di cui ha bisogno: preparata, entusiasta e onesta sulle sfide da affrontare.
I vini hanno mostrato qualcosa che non mi aspettavo: misura. L’influenza atlantica mantiene le temperature moderate e i gradi alcolici sotto controllo. L’Albaríno era genuinamente sorprendente, salino, con una tensione che assoceresti più facilmente alla Galizia che al Sud America.
Il Tannat, vitigno-simbolo dell’Uruguay, è stato reinterpretato da una generazione più giovane di produttori che ha smesso di competere con il Malbec sulla. I risultati sono più interessanti, e più veritieri.
- Viña Progreso, Underground Pet Nat Albaríno, 2025
- Juanicó/Deicas, Atlántico Sur Albaríno, 2025
- Pisano, RPF Albaríno, 2025
- BraccoBosca Winery, La Revuelta del Clarete, 2024
- Bodega Cerro del Toro, Singular Pinot Noir Clon 777, 2023
- Pizzorno Family Estates, Tannat Maceración Carbónica, 2025
- Antigua Bodega, Bella Donna Tannat, 2023
- Nakkal Wines, Anfor Tinto, 2023
- De Lucca Wines, Sangiovese Indígena, 2025
- Bodega Cerro Chapéu, Castel Pujol Manseng Noir, 2025
Hidden Gems of Portugal, Wines of Portugal / Dirceu Vianna Junior MW
Il Portogallo ha un problema di credibilità che al tempo stesso è anche un’opportunità: pochi nel settore e quasi nessuno al di fuori conosce i suoi vitigni autoctoni. Dirceu Vianna Junior MW ne è ben consapevole e ha trascorso la sessione a sostenere che la complessità e la specificità, le stesse cose che rendono il vino portoghese difficile da comunicare, sono esattamente ciò che il mercato sta iniziando a cercare.
I vitigni meno conosciuti hanno preso le luci della ribalta. Non Alvarinho, non Touriga Nacional, ma i vini che nessuno a una cena si sognerebbe di ordinare per primi. Alcuni erano straordinari. La capacità dei vitigni autoctoni portoghesi di mantenere l’acidità con un clima caratterizzato da temperature in costante rialzo non è un dettaglio: avrà un’importanza enorme negli anni a venire.
- Andreza, Códega do Larinho, White, 2024, Porto e Douro
- Bacalhôa, Bical Vinhas Velhas, White, 2022, Bairrada
- Dona Fátima, Jampal, White, 2022, Lisboa
- Quinta de São Sebastião, Cercial, White, 2020, Lisboa
- Arvad, Negra Mole, Red, 2024, Algarve
- Herdade de São Miguel Pé de Mãe, Trincadeira, Red, 2023, Alentejo
Licence to Sparkle: German Premium Sekt, German Wine Institute
Il Sekt tedesco ha avuto un problema di reputazione per decenni, dovuto in larga misura ai volumi importanti di bollicine economiche, spesso dolci, che hanno dominato il mercato interno e parte dell’export. Questa sessione è stata l’occasione per verificare con mano che questa categoria di vini è cambiata, e la degustazione le ha dimostrato.
Metodo Classico, selezione da singolo vigneto, lunga permanenza sui lieviti, basso dosaggio: questa categoria ha tutte le carte in regola per avere successo. Ciò che mi ha impressionato di più è stata la freschezza gustativa accompagnata da note gessose, quasi saline, che ricordava alcuni tra i migliori esempi di Metodo Classico a livello globale. Se il mercato sia pronto a pagare prezzi simili a Metodo Classico prodotti in regioni rinomante per il Sekt tedesco rimane una domanda aperta, ma non è più una domanda così astrusa da porre.
- Deutsches Weintor eG, Sauvignon Blanc Brut, 2022, Pfalz
- Weingut Eckehart und Johannes Gröhl, Pinot Blanc Brut, NV, Rheinhessen
- Weingut Weinreich, Cuvée Mineral Brut (Meunier, Pinot Noir, Chardonnay), NV, Rheinhessen
- Weingut Scheuermann, Blanc et Noir Brut Nature (Chardonnay, Pinot Noir), NV, Pfalz
Conversazioni inaspettate
Ho passato del tempo presso stand che non avevo visitato prima, ed è proprio lì che Wine Paris ripaga lo sforzo di arrivare con un’agenda aperta invece di una lista fissa di appuntamenti. Quello che senti in queste conversazioni è raramente la versione ufficiale.
Da Mas Des Infermières, azienda nella AOC Luberon, la conversazione si è spostata rapidamente oltre i soliti argomenti relativi alla denominazione. A catturare la mia attenzione è stato il modo in cui l’enologo descriveva il proprio lavoro e di come esso sia influenzato da una sorta di contrapposizione tra il calore mediterraneo e l’altitudine dell’alta Provenza con le sue escursioni termiche che rendono i rossi freschi e snelli, e che donano ai bianchi un’energia inaspettata per essere prodotti nel Rodano meridionale. È il tipo di denominazione che premia la curiosità.
L’incontro con Arras è stato uno dei più inattesi della fiera. Quando la conversazione si sposta sullo spumante Metodo Classico della Tasmania, la reazione immediata in molti ambienti europei è uno scetticismo reale. I vini lo hanno dissipato rapidamente. Arras lavora in uno dei climi vitivinicoli più freddi dell’emisfero australe, e i vini hanno caratteristiche tali (lunga permanenza sui lieviti, notevole complessità autolitica, tensione dei vini base) da poterli accostare ad altre denominazioni più blasonate. La distanza dal mercato, sia letterale che in termini di percezione, rimane la sfida.


Cosa mi porta a casa
Due giorni non bastano per formarsi opinioni definitive. Ma bastano per notare tendenze, e le tendenze di quest’anno sono sembrate coerenti tra loro.
La freschezza sta vincendo. In tutte le regioni, i vitigni e le fasce di prezzo, i vini che hanno generato il più autentico entusiasmo sono stati quelli che privilegiavano la tensione alla potenza, la definizione all’estrazione. Non è semplicemente una moda stilistica; riflette un cambiamento reale in ciò che le persone vogliono bere, e in ciò che i vigneti alle prese con un cambiamento climatico reale possono produrre in modo sostenibile.
L’identità conta più che mai. I produttori che attiravano attenzione sono stati quelli con un senso chiaro e preciso di ciò che il loro territorio produce. La freschezza atlantica dell’Uruguay. La precisione meticolosa dell’Austria. Il patrimonio ampelografico del Portogallo. Non sono posizionamenti di marketing; sono differenze reali che il mercato sta iniziando a riconoscere e premiare.

L’incontro che ha messo tutto a fuoco è arrivato alla fine, degustando la gamma di vini prodotti da singoli vigneti di El Enemigo (Argentina), con parcelle che vanno dai 930 ai 1.470 metri sul livello del mare. La viticoltura d’altitudine non è una novità, ma sentirla attraverso vini con quella chiarezza ha reso il concetto più vivido di qualsiasi masterclass.
La degna chiusura a due giornate passate a cercare di capire non solo dove è il vino, ma dove sta andando.

